«Dunque…»
Si presenta così Maria Antonietta. A Milano si direbbe «è in sbatta», e lì sulla sedia, con l’accessorio dell’estate, la mascherina, che mi taglia il respiro, lo sono anch’io. 
Abbondante stanchezza per la mattina al lavoro, mangia e parti, tanto traffico per raggiungere Cesena e una litigata disperata con il navigatore per giungere a Villa Silvia.

Il Fume Festival ha come tema “Storie di Donne” e prima di assistervi mi godo un mega panino (esageratamente buono) e la magnifica scoperta di Valeria Perdono che nel suo spettacolo tra riflessioni e gag mantiene alta la mia attenzione.

Arriva quel «Dunque» mentre dalla fila laterale che mi era stata assegnata faccio “quello di Quarto” e raggiungo la seconda fila centrale. Con la prima fila vuota mi sento sul palco. 
Le canzoni le canto tutte e quando Maria Antonietta legge estratti di Sette ragazze imperdonabili chiudo gli occhi e mi sembra di vedere la pagina del mio libro, la mia copia, che grazie alla sua dedica è diventata un cimelio prezioso per me.
Al termine, selfie di rito con Maria Antonietta alle mie spalle, distante quel metro di legge, e felice me ne torno verso la macchina. Poi, giù per i tornanti, ascolto le tracce che non erano presenti in scaletta.

Per la statistica, la parola “Dunque” l’ha ripetuta quattro volte durante il live.
Il risveglio a Cesena è stato elettrizzante, visita tra i portici della città e quel selfie, anche senza abbraccio, è la prova di quanto è bello viaggiare, di quanto è bella la musica dal vivo.

Salutando Cesena ho esclamato «Dunque! Ora direzione Arezzo e stasera un altro concerto».


#raccontamiunconcerto di Pavel Porsia