Quando Alanis Morissette era l’idolo assoluto degli adolescenti di tutto il mondo, io ero alle elementari. Allora i miei contatti con la musica contemporanea si riducevano ai momenti in cui trafugavo i walkman dei miei fratelli per ascoltare di nascosto la “musica dei grandi“, e sulle loro preziose cassettine avevo incontrato la voce inconfondibile di Alanis.

Dopo anni di silenzio, settimana scorsa è uscito il suo ultimo album, Such Pretty Forks In The Road. A parlarne mi sento indegna e goffa come un elefante in una cristalleria: cosa voglio capirne io rispetto a tutta quella generazione che ha ancora i suoi poster appesi in cameretta?

Eppure c’è una cosa che mi ha colpita subito, e in questo credo di averla capita bene: Alanis è incredibilmente nuda e sincera, e lo è stata sempre, in ogni suo disco. Se nel 2000 esprimeva la propria rabbia e il proprio rancore con l’energia di una ventenne, oggi canta con la maturità di una quarantenne che non teme di raccontare il proprio vissuto di donna e di madre, tra relazioni tossiche, depressione e guarigione.

Musicalmente l’album è un ottimo bilanciamento tra modernità e il sound anni ’90. Scorre che è una meraviglia tra momenti di nostalgia e strutture ritmiche più contemporanee. Una cornice perfetta per la sua voce, sempre inconfondibile e piena di personalità. 


#fissadellasettimana di Maria Laura Fiorentini