Venerdì notte sul gruppo whatsapp di NCG arriva un messaggio di commento alla scena indie-itpop: «solo io ho l’impressione che ora vada sempre più di moda riprendere gli anni ‘90/2000?».

Lo leggo e lo ignoro. Le prime uscite che cerco, quasi inseguendole, sono quelle che possono darmi un senso di soddisfazione nella mia smisurata passione, il Rap italiano. La scelta ricade su Nerone e Fabri Fibra, due nomi caldi sempre presenti nella mia lista dei preferiti. 

Già leggere il titolo “Bataclan”, in questa estate senza concerti in piedi e senza la possibilità di sudare abbracciati o quantomeno vicini, mi aveva fatto tremare. 
Schiaccio play e il beat di Funkyman con il ritornello di Nerone mi fa subito entrare in un loop di brividi sulla pelle. Nerone cita e i rivisita Vida Loca dei Club Dogo, «Milano, venti anni dopo i duemila»: io rimango immobile, il sangue si è gelato.
«Dovrei darmi una calmata come ‘sto 2020» esordisce Fibra con il suo flow, che cresce piano piano fino ad esplodere con l’autocitazione di Rap In Vena — proprio nella settimana in cui Mr. Simpatia, album del 2004, viene certificato Platino. Come suo solito, Fabri Fibra non risparmia veleno e ironia e dà addosso alla nuova scena rap: «Questa trap è tutta un chi-copia-chi / Vengo dai ’90 quindi TikTokka qui», riprendendo con un abile gioco di parole Tocca Qui degli Articolo 31.

Non ho risposto a quel messaggio, ma se l’avessi fatto avrei scritto «ascoltati Bataclan». Perché Nerone e Fibra pescano dal passato, sì, ma se ne servono per arrivare ad altro, creando ponti con l’attualità — basti l’esempio di «TikTokka qui», anche se potrei farne parecchi altri.
«Ascoltati Bataclan», perché lì si incontrano passato e presente.


#nonchiamatelafissa di Paolo Pavel Porsia